giovedì 9 agosto 2012

Tutto il resto è gioia, no, non ho detto noia.

<<Che ce l'hai presente quando vuoi scrivere ma 'un ti viene un cazzo?>>
<<No, non fumo,scusa>>
Grazie a te che ci sei sempre,  mai.
Grazie per le tue parole inopportune nel momento più inopportuno.
Grazie.

Decisamente mattinata mediocre, sveglia tardi, casino dalle altre stanze, mal di testa di cazzo.
Ti alzi dal divano tutto un po' così, spezzato in due a livello lombare a.k.a. Batman in Knightfall, e incontri il verde acceso dei cuscini ordinatamente sbattuti a terra, che del resto questa proprio non è una estate così proprio proprio classica.
E se hai già salutato l'effetto euforia pre e post partenza già da 10 giorni, sono comunque ben dieci giorni che non combini una mazza.
Ma niente! Niente! Hai pagato qualche tassa, bravo, bravo, hai impegnato ben 30  su  14400 fottuti, fottutissimi, rottinculo minuti.
Scudisciate per me, tante, che non arriveranno mai.
Ci sono due Sin City che ti salutano da lontano, Devil che ti fa ciao dal suo bell'omnibus e Game of Thrones si nasconde in reconditi e oscuri luoghi del tuo immenso castello del paleolitico tecnologico, che è un modo come un altro per dire casa , come tutte le altre,ecco,si...
E vogliamo parlare del simpatico oculista finocchio?! Non risponde, se ne va in ferie, medico di sta minchia.
<<Ma si, è oggettivo proprio, guarda.
Non è che sei tu, so' gli altri. Loro non si fanno trovare, mica tu li puoi cercare. I libri, i test, le passeggiate col cane, il medico! Proprio non c'hai colpe, figlio mio. Stai sempre a casa tua, seduto sulla bella poltrona scomoda, che pretende 'sta gente? Che pretendono 'sti libri? Andassero a cercarsi un lavoro, negri!
Poi come se non bastasse in questo fottìò d'Italia non c'è KFC, te vojono popooo maleee!
No che non le hai perse le redini della tua vita, va tutto a gonfie vele! Figlio mio, fede in Dio e si va sempre avanti.>>

Maaaa BAFFANCULO. A voi, si, un po'.

venerdì 3 agosto 2012

E no, c'è la manetta!

Pensa al fine ultimo, pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo,   pensa al fine ultimo.

Vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo.

Testa di cazzo, testa di cazzo, testa di cazzo, testa di cazzo, testa di cazzo, testa di cazzo, testa di cazzo, testa di cazzo, testa di cazzo, testa di cazzo.

Per il prossimo spettacolo si prega di attendere l'eternità.



"I move from dreamer to dreamer, from dream to dream, hunting for what I need. Slipping and sliding and flickering through dreams; and the dreamers will wake and wonder why this dream seemed different, wonder how real their lives can truly be..."

giovedì 12 luglio 2012

Hey, pellegrino

Ed era divertente pensare a quale grande significato avesse quella lettera nella tua vita.
L'ambivalenza di senso ignota al mondo meno che te.
No, non era divertente, era fottutamente magnifico: cristo.
Quando, poi, un'idea assume una forma concreta nella tua ansia di psicanalizzarti, beh, non c'è che dire; è palese, proprio evidente: s'evince ( bei sinonimi della cippa lippa ) che 'un ce la si fa.
Non si può perché non vuoi, ma anche perché non puoi e perché non è giusto.
I tappeti stanno al pavimento come te stai sopra i tappeti e no, non sei uno di loro, non hai nemmeno il pelo.
Gli stupidi stanno al mondo come tu stai a dio e no, non sei uno stupido.
Io sto a te come Gesù alla Maddalena, ufficialmente c'è qualcosa di santo che ci ostacola, e sono io.
Io sto a lei come Dio alla Madonna, dogmatico.
Io sto al mondo come Cr....'sto cazzo, sto al mondo perché frutto di un'ardua scopata, altroché.
Tu stai al mondo come lei, per un volgare sbattimento.
E se siamo sbattimenti, scopate ardue, nascite virginee, chi cazzo sei tu?
                                                                                         John Wayne.

giovedì 21 giugno 2012

Sulla corsa veloce in pantaloni verdi, anche se non erano quelli.


Che poi il potere evocativo è talmente forte da spronare la discesa delle lacrime, a sangue. La memoria delle cose che ti spinge ad aprirti verso l'odore di un cappello, 1998.
Polvere, pezzetti ruvidi, marrone scuro e plastica rossa, 1998, sempre.
E poi 2000, il 2000 dei 220 a tachimetro.
Ossessione, anni 2000 e ancora oggi, 2012.
Cedro fetente, marcio, da bagnoschiuma buono, ma finto buono, 2005.
A forma di zippo, bel profumo, 2007, 2008.
E la derivata uguale a 0 è il sapore della tua carne.
Con la vaniglia. Un gennaio freddo, dalla felpa double fas blu e bluunpopiuchiaro.
Vaniglia, ancora. Shampoo, non sai quale, ma lo stesso, sempre.
L'odore sul cuscino, non il tuo, ma di padre in figlio. E, speri, in figlio.
Il pane, addosso ad una bambina che suda, un bambino che sudava. Il pane delle molliche ai piccioni, i piccioni, la piazza, una sera nel bagno a pensare al titolo di un tema, che ti piaceva mettere i titoli, beh.
Il primo odore di libro, che nemmeno sai quale e non è importante.
Due paia di occhiali. Tex. Diabolik. Chi cazzo erano? Bei disegni del cazzo in bianco e nero.
Due paia di occhiali e l'odore di un frigo.
Niente occhiali e una finestra aperta. Uva a terra, masticata, non lo sai mica. L'odore del bianco della cucina e del televisore, il nastro isolante che ti attacca le dita, il rosso che non funziona bene e il 6 che non si vede.
Pizza, tagliata male, mangiata peggio.
Bicicletta, piante, il primo déjà vu, con la voce rauca e le sedie di plastica.
Divano verde, dondoli.
Non ci sono ragioni.
Dondoli.
Dondoli.
Dondoli.

mercoledì 13 giugno 2012

Fan-tozzi

Se le tue paranoie ti fanno pensare che la nuvola di Fantozzi proprio ti segua, c'è qualcosa che non va nelle tue paranoie.

Polpette!
Che non piovono, certo, ma vorresti che qualcuno te le lanciasse in testa, quelle con la densità della pietra, fatte a mano dalla nonna <3


                                             




giovedì 17 maggio 2012

Intorno al 17 maggio e altro

Spirale, linguaccia, l'essenza del feticcio, il totem che ti ancora all'oggi.
Già, perché oggi è così: il tuffo nel dimenticatoio, quando una spirale significava tanto, che manco pensavi di poterla avere sulla pelle, come le vacche e il loro ranch.
Quando ogni numero ha un significato nel quadro ignoto del destino, come a dire che il tuo 32000+405000 va inanellato nella tua catena quantica ed eventuale, simpaticamente inesistente.
Quando un orologiaio non c'è, il tuo orologio si è rotto e il tic tac proprio non ti serve.
Quando biologia è un piacere e Moore è orgasmico.
Quando intendevi questo, tanto tempo fa, e ora ce l'hai.
Salutatemi Dio, lo aspetto per la nostra partita a solitario. Oggi c'è un Dottor Manhattan in città.

venerdì 4 maggio 2012

L'orlo della fondazione

E vai, giusto un attimino, a qualche anno fa, ma giusto pochi, tant'è la mocciosità che ti assilla ancora. Tutto sta a rimarcare un certo malessere che proprio non ti ricordi, quell'ansia adolescenziale che manco dio se ne scansa nessuna.
E se proprio dovessi fare una ricerca di quel cazzuto Padreterno, con lo scopo di raccontargliene quattro, sicuramente non vorresti cominciare dall'Africa o da quanto siano ciccioni in America.
Il numero UNO è il principio, la fine, il tuo personalissimo inizio, la tua personale ossessione: l'unicità di queste cazzo di emozioni, il potersi sentire bene grazie alla singola fottuta unità. E stai là, a due passi e mezzo, forse tre, dalla felicità, a bocca aperta, con l'esultanza pronta, come se Milito avesse già segnato...ti cade il tetto sulla cazzo di testa, quasi a dire "final destination è arrivato tra noi".
Quella cosa che vuoi o non vuoi, sarà così.
Che "se non ti incontrerò mai più in questa vita, che io possa sentire almeno la tua mancanza", senza discutere di quanto sia figherrimo Terrence Malick modalità poetry.