giovedì 17 maggio 2012

Intorno al 17 maggio e altro

Spirale, linguaccia, l'essenza del feticcio, il totem che ti ancora all'oggi.
Già, perché oggi è così: il tuffo nel dimenticatoio, quando una spirale significava tanto, che manco pensavi di poterla avere sulla pelle, come le vacche e il loro ranch.
Quando ogni numero ha un significato nel quadro ignoto del destino, come a dire che il tuo 32000+405000 va inanellato nella tua catena quantica ed eventuale, simpaticamente inesistente.
Quando un orologiaio non c'è, il tuo orologio si è rotto e il tic tac proprio non ti serve.
Quando biologia è un piacere e Moore è orgasmico.
Quando intendevi questo, tanto tempo fa, e ora ce l'hai.
Salutatemi Dio, lo aspetto per la nostra partita a solitario. Oggi c'è un Dottor Manhattan in città.

venerdì 4 maggio 2012

L'orlo della fondazione

E vai, giusto un attimino, a qualche anno fa, ma giusto pochi, tant'è la mocciosità che ti assilla ancora. Tutto sta a rimarcare un certo malessere che proprio non ti ricordi, quell'ansia adolescenziale che manco dio se ne scansa nessuna.
E se proprio dovessi fare una ricerca di quel cazzuto Padreterno, con lo scopo di raccontargliene quattro, sicuramente non vorresti cominciare dall'Africa o da quanto siano ciccioni in America.
Il numero UNO è il principio, la fine, il tuo personalissimo inizio, la tua personale ossessione: l'unicità di queste cazzo di emozioni, il potersi sentire bene grazie alla singola fottuta unità. E stai là, a due passi e mezzo, forse tre, dalla felicità, a bocca aperta, con l'esultanza pronta, come se Milito avesse già segnato...ti cade il tetto sulla cazzo di testa, quasi a dire "final destination è arrivato tra noi".
Quella cosa che vuoi o non vuoi, sarà così.
Che "se non ti incontrerò mai più in questa vita, che io possa sentire almeno la tua mancanza", senza discutere di quanto sia figherrimo Terrence Malick modalità poetry.