domenica 23 settembre 2012

A., celentano a.

Ti chiedi davvero davvero davvero quale possa essere il ricordo più antico che hai riguardo un brano significativo?

Ci sono stati momenti in cui non importava cosa stesse accadendo attorno:
quante torri gemelle stessero crollando, quanti presidenti stessero morendo, quanti cardinali stessero benedicendo.
La santità era molteplice, ma solamente duplice.
Duplice, come due.
Duplice, come noi.
La mistificazione si aggirava tra 8 mura, 4 per 2.
Quattro mura che facevano una stanza, 8 che ne facevano due, a distanza.
Tutt'altro che siderale, poi.
Tutt'altro.
E le coincidenze? Tornano perché hai pagato sufficientemente il guado del fiume; semplicemente, ora ti ritrovi dall'altra parte.
Il torrente che scorre così rapido.
Ruvido.
Rugoso.
Restio.
Ritorna.
Ritorna.
Non ti tocca. Non ti tocca lui, non riesce.
Sei il nascondiglio dalla morte, il mio mantello dell'invisibilità, la mia elder wand (?).
L'unico anello che indosserai, senza Mordor ad aspettarci.
La canzone felice della mia infanzia, un vecchio ricordo comune di quando si rimaneva a casa, svegli presto, di domenica mattina, seduti su un bancone in muratura, mangiando la kinder pinguì ancora con l'accappatoio addosso.
Ti ricordi di come, 15 anni fa, il sole entrasse dalle finestre e, incidendo sulla parte bassa delle finestre, ci illuminava il viso e non le gambe?
Ti ricordi di quando c'era la spensieratezza dell'incomprensione?
Ti ricordi di quando esistevamo a distanza?
Ti ricordi della gioventù non nostra? Il soffio vitale che coglieva di più tutti, tutti, quando nessuno era vittima della propria storia.
E il Natale? Il Natale interminabile e l'ansia dei regali? E le spese? E il cibo? E uno o due nanetti che si aggiravano in case diverse alla ricerca di giochi ormai perduti.
Rievocazione, solo se ci sei.

Ci sarò per sempre, nei tuoi occhi, ovunque.




Nessun commento:

Posta un commento